venerdì 5 febbraio 2010

150 una proposta incosciente
Parla il tecnico peritale esperto nella ricostruzione degli incidenti



Si può dire di tutto e di più, ma bisognerebbe dirlo a ragion veduta e purtroppo in questi giorni si assiste alla saga del populismo, dando fiato a tutti coloro che evidentemente del problema conoscono poco o niente, anche se e questo è l’aspetto gravissimo, hanno poi il potere di decidere.

La differenza di rischio e quindi di pericolosità oggettiva, che c’è tra viaggiare a 130 Km/h e viaggiare a 150 è enorme, almeno decuplicata sia in termini di maggiori possibilità di avere un incidente, che in termini di molto maggiore gravità delle conseguenze dell’incidente,

L’affermazione potrebbe sembrare esagerata di fronte a una differenza di velocità di soli (si fa per dire e dimostrerò subito quanto sbagliato sia questo aggettivo) 20 Km/h.

In realtà la differenza è di 20 Km/h solo ad andatura costante, cioè se uno viaggia a 130 e l’altro viaggia a 150, indubbiamente la differenza è di 20 Km/h, ma in tutte le altre fasi e cioè quelle veramente importanti ai fini della circolazione come, prima tra tutte, la frenata, la differenza è tutt’altro che di 20 Km/h.

Cosa significa? Chi come me si occupa da 40 anni di ricostruire le dinamiche degli incidenti stradali sa bene qual è la differenza sostanziale, ma è opportuno che lo sappiano tutti, perché non è così difficile da capire se prima di legiferare ci si ricorda di accendere il cervello e si subordina il populismo alla sicurezza.

Espongo a chi vuol capire come stanno effettivamente le cose nella situazione ottimale, cioè cosa accade quando tutto va al meglio, sia per quanto riguarda la capacità di guida, i tempi di reazione, l’efficienza della frenata, la regolarità dell’asfalto, ecc. ovvero cosa succede per “bene che vada”.

Viaggiando a 130 Km/h nella situazione ottimale occorrono ca. 131 m. per arrestarsi dal momento in cui si percepisce un pericolo e si decide di frenare al massimo della propria possibilità ed efficacia frenante, ovvero quando pesto sul pedale del freno con tutta l’energia che ho (quello che succede quando non ho altra speranza ed è la prima e più istintiva reazione da sopravvivenza alla percezione di pericolo oggettivo).

A 150 Km/h, invece, dopo quei 131 m. che sarebbero stati necessari per fermarsi se avessimo viaggiato a 130 Km/h, abbiamo ancora una velocità di oltre 80 Km/h! Altro che 20 Km/h di differenza!

Ci serviranno ancora 37 m. per fermarci e li percorreremo partendo da una velocità di più di 80 Km/h, cioè una velocità ancora devastante.

Provate, una volta che non sapete cosa fare, a contare 200 passi camminando speditamente e voltatevi indietro a vedere da dove avevate cominciato a contare.

Sono circa 130 m. eppure, se un ostacolo vi comparisse in quel punto che sembra così lontano, non riuscireste ad evitare di investirlo a 80 Km/h anche facendo tutto quello che è nelle vostre possibilità e cioè frenare subito al massimo dell’efficacia.

A tutti piacerebbe viaggiare a 250 Km/h in autostrada, ma spero che a tutti piaccia molto di più arrivare sani e salvi, piuttosto che arrivare qualche minuto prima.

Riflettiamo bene: se la A22 fosse a 3 corsie con il Tutor, cioè consentisse i 150 Km/h, per andare da Bolzano a Trento a 130 Km/h, si impiegherebbero 25 minuti ed a 150 Km/h 21,5 minuti.

Ben 3 minuti e mezzo in meno! Vale la pena di rischiare la vita!

ASAIS (associazione per lo studio e l’analisi degli incidenti stradali) analizza ogni anno oltre 8.000 incidenti con conseguenze gravi quando non letali e non può tacere rispetto ad una proposta che non potrà che avere come prima conseguenza quella di un innalzamento del livello di gravità delle lesioni negli incidenti. E’ vero che spesso non è la velocità la causa dell’incidente, ma è altrettanto vero che almeno nel 90% dei casi è la velocità la causa determinante della gravità delle conseguenze.



Dr. Antonio Pietrini
Studio Tecnico Peritale
Merano (BZ)
Presidente ASAIS
(associazione per lo studio e l’analisi degli incidenti stradali)